Rifugio Carducci

La passeggiata da Auronzo al rifugio Carducci, che abbiamo compiuto ieri, è stata una delle più belle escursioni che io ricordi. E certamente anche una delle più difficili ed emozionanti, sia per il notevole dislivello (più di 1300 metri — il rifugio si trova a 2297 metri d'altezza), sia per alcuni tratti molto esposti (ovvero con il sentiero costeggiante un precipizio). Ma permettetemi di andare con ordine.

La tabella al inizio del percorso.

L'escursione inizia in località “Pian de la Velma” (non chiedetemi cosa significhi), poco più su di Auronzo di Cadore, a circa 960 metri di altezza. Dopo alcuni metri di cammino, abbiamo incontrato il cartello fotografato qui sopra, che ci informava che proseguire il percorso (segnato dal numero 103) era vietato a causa di una frana occorsa nel 2015. Tuttavia, visto che il personale del nostro albergo ci aveva consigliato questa escursione, senza peraltro menzionare questo divieto, decidemmo di non prendere questo cartello troppo sul serio, e di continuare il cammino.

Dopo una decina di minuti ci superò un altro escursionista, che ci confermò l'agibilità del sentiero, aperto solo una settimana prima. Il cartello non era ancora stato rimosso, forse per dimenticanza.

Il ponte che collega il nuovo percorso col vecchio.

Di fatto noi avevamo già trovato il punto dove il sentiero 103 originario era stato intenzionalmente bloccato con alcuni rami, e dove partiva la deviazione per un altro sentiero che sembrava uno seguito dai cercatori di funghi. Questo sentiero saliva abbastanza rapidamente, e a un certo punto le molte radici che emergevano dal terreno rivelavano come si trattasse di un sentiero scavato molto recentemente. Anche quando il sentiero entrava nel bosco, era evidente che non era stato percorso da molte persone, perché il terreno era un po' instabile. In un paio di occasioni il bosco si apriva e il sentiero si appoggiava su dei ghiaioni in costa, che attraversammo con un po' di paura (si veda il video alla fine dell'articolo, a 29 secondi).

Un tratto del nuovo sentiero 103. Si possno notare i rami recentemente tagliati per permettere il passaggio.

Il sentiero si sviluppa lungo la val Giralba, e in alcuni punti incrocia l'omonimo torrente che da il nome alla valle (o viceversa?). Il fragore del torrente era ben udibile lungo quasi tutto il percorso, e in alcuni punti si aveva la possibilità di bere e rifornirsi d'acqua.

Il torrente che scava la valle.

Una bella e alta cascata, che scendeva lunto la parete rocciosa, era a tratti visibile, ma preferimmo evitare di deviare dal percorso per tentare di raggiungerla — la nostra mèta era ancora distante.

Il torrente e, in alto sulla montagna, la cascata.

A 1335 metri di altezza (se il GPS della mia macchina fotografica è corretto) si trova un ponte di legno, di recente costruzione, che attraversa il torrente; dopo alcuni metri ci si ricongiunge al vecchio sentiero 103 originario, che si seguirà da qui in avanti.

La differenza tra il terreno del nuovo e del vecchio sentiero ci apparve evidente: il terreno del vecchio sentiero era più duro e dava l'impressione di essere più stabile (benché, a dire il vero, nemmeno i nuovi tratti del sentiero si danneggiavano sotto i nostri passi). Ma in alcuni punti anche questa parte del sentiero sembrava essere stata interessata da frane.

Un punto parzialmente ostruito da una frana.

Un luogo particolarmente piacevole era un rivolo d'acqua immerso nel verde: si trova a 1823 metri di altezza ed è indicato da un cartello con su scritto “acqua” posto sul terreno di fianco al sentiero. Questo luogo sembrava preso da qualche fiaba o da un dipinto fantasy, tanto era adornato di muschi e di mille fiorellini. Lo potete vedere a 2:28 minuti del video in basso.

La vista si faceva più bella man mano che si saliva.

Con l'aumentare dell'altezza, l'aspetto del sentiero cambia: i pini divengono sempre più rari, e anche i cespugli di pino mugo infine lascieranno il posto a prati verdi e pieni di fiori. È cursioso come nemmeno l'erba riesca a crescere oltre i 15-20 centimetri, a certe altezze.

A 2000 e più metri di altezza, si trovavano moltissimi di questi fiori dai petali lanosi. Non conosco il nome di questi fiori — suggerimenti sono benvenuti nei commenti.

Già potevamo scorgere il rifugio, benché si trovasse ancora a 300 metri più in alto. Questo ci confortava, ma allo stesso tempo fummo costretti a osservare come la vicinanza era soltanto apparente: nonostante si faticasse e si salisse, il rifugio sembrava mantenersi alla stessa distanza da noi.

Anche questi fiori gialli erano molto comuni (e pure di essi ignoro il nome).

Nella parte finale del sentiero i prati cedono spesso il passo a ghiaioni. Questi sono generalmente instabili (e soprattutto gli escursionisti più veloci ne fanno rotolare parecchio, di ghiaino) e la forma del sentiero può cambiare col tempo. D'altro canto, il rifugio è così vicino che ci sono diversi possibili percorsi per arrivarci, a quel punto; il problema è che non tutte le varianti sono ugualmente facili, quindi bisogna stare attenti a scegliere la via più adatta alle proprie capacità.

2120 metri. Il rifugio è ben visibile (si ingrandisca la foto per vederlo). Da quest'altezza in poi, il sentiero diventa più ghiaioso e instabile.

Finalmente arrivammo al rifugio. Prendemmo un cappuccino e una cioccolata calda, accompagnati da due fette di torta. Dopo questa fatica (che durava quattro ore e mezza, contando le molte pause fotografiche), il premio era ben meritato!

La nostra mèta.

Ho compilato un breve video con varie registrazioni effettuate durante l'ascesa. Forse saranno di aiuto a chi volesse intraprendere la stessa escursione, per farsi un'idea di ciò che lo attende:

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