Vaccinazione obbligatoria, perché dico no

La mia contrarietà all'obbligatorietà del trattamento vaccinale si può sintetizzare in una riga: ritengo il corpo umano sacro e inviolabile. Almeno quando l'individuo è nel pieno delle sue facoltà mentali, deve essere libero di decidere autonomamente, senza pressioni, se accettare o meno inoculazioni o altri interventi chirurgichi (come anche l'impianto di circuiti elettrici sottocutanei).

Mentre quello appena esposto è il punto cardinale della mia obiezione, vi propongo altre considerazioni più o meno razionali che mi portano a rifiutare l'imposizione della vaccinazione. Per oggi mi limiterò ad un aspetto che ritengo particolarmente preoccupante, ma mi riprometto di tornare sull'argomento con altri articoli, in futuro.

Una premessa doverosa: credo fermamente nell'efficacia dei vaccini! Certamente possono sempre verificarsi casi di mala sanità, che non dobbiamo mai ignorare, ma quanto segue è scritto con l'assunto di disporre di processi di vaccinazione perfetti.

Un'evoluzione al contrario

evoluzione

Mi sarà sfuggito perché non seguo attentamente il dibattito sui vaccini, ma un argomento che non ho mai sentito esposto è quello sull'ostacolamento del processo evolutivo. La sola esposizione di questo argomento mi farà passare per cinico e disumano, quindi permettetemi di premettere che io stesso mi sono sempre ritenuto un “errore” evolutivo: a causa della mia gracilità sono convinto che, fossi nato uno o due secoli prima, sarei deceduto già in tenera età per qualche banale malattia, in assenza dei progressi medici nel frattempo avvenuti. Avremmo dovuto disperarci per questa perdita? Forse, ma probabilmente al mio posto avrebbe poi visto la luce un altro mio fratello, più forte di costituzione e magari anche un po' più intelligente.

Ora, il motivo a sostegno della vaccinazione obbligatoria che sento ripetere più di altri è quello per cui, raggiungendo la cosiddetta “immunità di gregge”, anche gli individui immunodeficienti (ed altri che per motivi medici non possono essere vaccinati) vengono protetti dalle malattie, in quanto queste non trovano abbastanza “terreno fertile” per diffondersi. Tra questi individui “salvati” grazie all'immunità di gregge vi è un numero di immunodeficienti congeniti, ovvero che hanno ereditato l'immunodeficienza geneticamente, dai propri genitori.

Quindi, l'immunità di gregge protegge questi individui, che altrimenti avrebbero contratto la malattia e — in assenza di cure adeguate — avrebbero visto ridotte le loro possibilità di raggiungere l'età riproduttiva. In altre parole, viene meno (o viene notevolmente ridotto) il meccanismo di selezione naturale con la conseguenza che, nel lungo periodo, la percentuale di immunodeficienti congeniti è destinata ad aumentare.

Invito il lettore a considerare quanto scritto sopra in termini puramente scientifici e a non imputarmi discorsi che non ho mai pronunciato. Il mio movente è presentare il mio ragionamento e sottometterlo ad una critica fattuale, prima di stimolare una conversazione sulle conseguenze della sua eventuale correttezza.

Ma riprendiamo il discorso: quale sarebbe l'effetto di un aumento della percentuale di individui immunodeficienti? Evidentemente, superato un certo limite (che, non essendo un esperto, non posso stimare, ma presumo si tratti di una percentuale inferiore al 5%) la popolazione non sarà più coperta dall'immunità di gregge, perché questi individui non potranno essere vaccinati. La comparsa di un epidemia virale, già nota oppure nuova, potrebbe avere un effetto devastante sulla popolazione; tanto più devastante, quanto più alta la percentuale di immunodeficienti (quindi, paradossalmente, saremmo costretti a sperare che una tale epidemia si verifichi il prima possibile, in modo da limitare i danni!).

Qualcuno potrebbe obiettare che, in fondo, lo scenario che ho sopra descritto non è peggiore di quello che avverrebbe se la percentuale degli individui immunodeficienti fosse mantenuta a bassi livelli dalla selezione naturale: nel secondo caso, infatti, vi sarebbe un effetto altrettanto tragico, ma spalmato in un arco di tempo più lungo. La critica è certamente fondata, ma si può ribaltare in questo modo: se tanto l'effetto è lo stesso, perché insistere sulla necessità di raggiungere l'immunità di gregge?

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